28 febbraio 2019 - Cesena, Economia & Lavoro

Alan Friedman e le dieci cose (+2) da sapere sull’economia italiana prima che sia troppo tardi

Oltre 100 imprenditori alla presentazione del libro dell'economista

Grande partecipazione all’incontro con Alan Friedman che, organizzato in collaborazione con le librerie UBIK, si è tenuto martedì a Cesena al Ristorante Le Scuderie. Occasione è stata la presentazione del nuovo libro “Dieci cose da sapere (+2) sull’economia italiana prima che sia troppo tardi”, poi la serata è scorsa piacevolmente nel racconto puntuale, irriverente e a volte inedito delle vicende politico-economiche che hanno attraversato gli ultimi decenni della nostra storia. Libro scritto, per chi vuol capire l’economia senza dover necessariamente studiarla, Friedman ha voluto consegnarci dieci cose che ritiene sia giusto che gli italiani sappiano, prima che sia troppo tardi.

“L'economia è l'argomento meno facile da divulgare – ha esordito Friedman – perché è una materia sempre più complessa. Viviamo in un mondo globalizzato, dove tutto è interconnesso ed oggi è molto difficile riuscire a individuare con precisione cause e conseguenze delle decisioni, persino distinguere notizie false da notizie vere. Siamo nel mezzo di una rivoluzione tecnologica, il mondo sta cambiando a una velocità incredibile. In Dieci cose da sapere sull'economia ho cercato di spiegare in modo semplice e intuitivo alcuni concetti fondamentali per comprendere il funzionamento dell'economia e della finanza. Spero di essere riuscito a fornire al lettore alcuni strumenti che lo aiuteranno a comprendere meglio la realtà e a non essere più manipolato da chi governa o ambisce a farlo. Con questo libro ho voluto assumermi le mie responsabilità: credo che i giornalisti debbano tornare al servizio dei cittadini e farsi comprendere da tutti.”

Friedman, da profondo conoscitore delle dinamiche nazionali e internazionali, ha poi esaminato la situazione politico-economica, per fornire uno spaccato utile a capire chi siamo, dove siamo e dove stiamo andando.

“Siamo esposti al Rischio Paese attraverso lavoro, casa, risparmi, pensioni, attività economiche e imprenditoriali: per questo dobbiamo capire cosa sta accadendo, cosa ci viene raccontato, cosa corrisponde al vero e cosa è solo propaganda, non bisogna farsi strumentalizzare dagli imbonitori della politica – ha sottolineato Friedman”.

Nel succedersi delle domande degli imprenditori presenti, ha poi evidenziato la debolezza e l’isolamento dell’Italia nel contesto europeo ed internazionale attuale, testimoniato dalle preoccupazioni dei Paesi stranieri riguardo alla situazione italiana e quindi gli scenari prevedibili e conseguenti alle dilaganti politiche sovraniste, al loro impatto sulle nostre vite di cittadini e di imprenditori, in un’Italia politicamente così incerta, volatile e quindi facilmente sotto attacco.”

Il giudizio di Friedman è molto severo: non fa sconti a nessuno, dall’arcaico intreccio feudale di politica e affari che ha connotato e fortemente pregiudicato il processo di modernizzazione del Paese fino agli inizi degli anni ’90; alla novità rappresentata da Berlusconi, che avrebbe avuto i numeri per fare quelle riforme necessarie a rilanciare il Paese, ma che non ne ha avuto il coraggio; a Matteo Renzi, l’uomo nuovo che avrebbe potuto segnare una discontinuità e portare ad un cambiamento radicale, ma che è affondato nella sua autoreferenzialità e nel suo narcisismo; fino ad arrivare all’attuale governo, definito di “incompetenti”, che – nell’analisi di Friedman – non potrà che portarci nel baratro, in un contesto internazionale dove non esistono leader capaci, a partire da Trump, che rischia di portare alla rovina non solo gli Stati Uniti, ma tutto il mondo”. Insomma, l’unico punto fermo che abbiamo in questo momento – ha concluso Friedman - è la certezza dell’incertezza. In fondo a tutto ciò, permane comunque un grande amore di Friedman per l’Italia, per questo se ne è occupato e continua ad occuparsene, così da vicino e così attentamente.

Condividiamo che competenza, credibilità e competitività siano elementi imprescindibili non solo per un Paese, ma anche per le Imprese e per le Associazioni  - ha esordito Luca Bettini, presidente di Rete Pmi Romagna -. Anche noi creando dal nulla Rete Pmi Romagna poco più di tre anni fa, abbiamo realizzato una innovazione. Abbiamo puntato su un modo differente di fare associazione, per principi fondanti e per modalità di relazione fra i soci, per modello di governance e capacità di fare squadra. Abbiamo così dato vita ad una associazione che ha saputo essere credibile, che si è guadagnata fiducia e per il futuro vogliamo mantenere sempre alto il livello qualitativo delle nostre iniziative e della nostra partecipazione allo sviluppo del territorio. Lo riteniamo molto importante, sia come associazione che come imprese”. “Questo va molto bene - ha concluso Friedman – nel breve periodo, purtroppo, non potete aspettarvi grande aiuto dal Governo, dovete rimboccarvi le maniche, fare quello che gli imprenditori italiani sono bravi a fare e a produrre, guardate ai mercati internazionali, a quelli asiatici in particolare, abbattete i muri e fate squadra, perché è fondamentale per voi e per il paese”.

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