4 gennaio 2019 - Cesena, Cronaca, Politica

Il Comune di Cesena non si oppone all'applicazione del Decreto sicurezza. Lucchi: "La norma è diventata legge"

Cesena - "Già il 9 novembre scorso l’Amministrazione comunale di Cesena, condividendo le posizioni espresse dall’ANCI, dichiarò tutta la propria preoccupazione per le possibili ripercussioni negative sul welfare territoriale del Decreto sicurezza e immigrazione, voluto dal Ministro dell’Interno Salvini. Già allora ipotizzammo che il decreto avrebbe potuto gettare in strada, nella sola Cesena e nel corso di pochi mesi, non meno di 160 persone, con le ripercussioni umanitarie e i rischi che questo avrebbe potuto comportare. Stima che, purtroppo, a tutt’oggi confermiamo." Comincia così la nota diffusa congiuntamente da Sindaco di Cesena Paolo Lucchi e l'Assessore Simona Benedetti, in merito al Decreto Sicurezza, che ha generato negli ultimi giorni un dibattito nazionale. 

 

"Per questo - spiegano gli amministratori - scrivemmo una lettera ai deputati  eletti nel nostro territorio – gli Onorevoli Carlo Ugo De Girolamo, Jacopo Morrone e Simona Vietina – chiedendo loro di farsi portavoce in sede parlamentare delle istanze e delle richieste che provenivano dai territori."

 

Nella giornata di giovedì il Sindaco di Forlì Drei era intervenuto unendosi ad altri sindaci per chiedere la sospensione e revisione del provvedimento. 

 

Gli amministratori cesenati hanno scelto un approccio più pragmatico. "Oggi quella norma è legge e noi abbiamo il dovere di applicarla, che ci piaccia o meno. In democrazia funziona così: i Sindaci hanno il dovere di rendere operative le leggi, anche quando non ne apprezzano le finalità e, come in questo caso, ne temono anche i risultati. Per questo non aderiremo alla scelta di alcuni Sindaci di grandi città di giungere sino alla non applicazione del Decreto. Piuttosto, assieme ai Sindaci del nostro territorio, stiamo valutando se farci carico ancora direttamente di un’accoglienza che è divenuta di tipo esclusivamente “alberghiero” – senza cioè prevedere più quelle scelte di integrazione (corsi di italiano, momenti di inserimento sociale, lavori per le nostre comunità) alle quali teniamo molto, ma che il Ministro Salvini ha invece voluto escludere –, o se affidare invece tutto direttamente alla Prefettura. Lo decideremo assieme nel corso del mese di gennaio.

 

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