18 ottobre 2018 - Cesena, Cultura, Società

Nel bene o nel male, purchè se ne parli

La discutibile scelta grafica per la mostra sugli 80 anni dall'istituzione delle leggi razziali

APOLOGIA DEL FASCISMO, ENTI E ISTITUZIONI FANNO QUADRATO

Ci troviamo spesso a leggere, soprattutto nel nostro territorio e soprattutto in questo periodo dell’anno (siamo in prossimità dell’anniversario della marcia su Roma  - 28 ottobre  1922), moniti ed esortazioni all’antifascismo, a mantenere i toni dentro a limiti accettabili, a prendere fermamente le distanze dal fascismo e dai suoi principi, a riscoprirsi umani. Si è richiamato a gran voce, proprio in questi ultimi giorni, l’intervento della Prefettura affinchè sia negata l’autorizzazione a manifestazioni di carattere nostalgico e nella fattispecie all’annuale raduno che si tiene a Predappio, così come ANPI e Arci hanno rilanciato proponendo una contromanifestazione. L’ANPI stessa poi si è detta fermamente contraria alla realizzazione di un “Museo del Ventennio” nella Casa del Fascio, nel paese che ha dato i natali a Benito Mussolini.

Non più tardi del 2016 con una risoluzione proposta e approvata a larga maggioranza la Regione Emilia Romagna ha richiesto di estendere il reato di “apologia del fascismo” anche alla diffusione di souvenir del duce, proponendo di inserirlo nel codice penale, con l’obiettivo di consentire la repressione dei reati legati alla riproduzione di atti, linguaggi e simboli del nazifascismo. Insomma, Enti e Istituzioni hanno le idee ben chiare e la loro presa di posizione è pubblicamente riconosciuta; o forse no?  

 

LE PREMESSE SONO CHIARE, MA C’E’ “LA DIFESA DELLA RAZZA”…

Queste sono le premesse, ma veniamo ad oggi: ci siamo imbattuti per caso nel materiale promozionale di un evento che si terrà alla Fiera di Cesena, una realtà molto importante del panorama regionale e nazionale a partecipazione pubblico privata. Tra gli Enti che fanno parte della compagine di Cesena Fiere troviamo: Camera di Commercio della Romagna – Forlì – Cesena – Rimini; Comune di Roncofreddo e quello di Cesena.

Il materiale, che abbiamo inserito nelle immagini a corredo di questo articolo, non sono altro che le grafiche utilizzate per promuovere un’esposizione collaterale ospitata dalla mostra mercato di libri e stampe d’epoca che si terrà proprio nel quartiere fieristico di Cesena.

Quest’anno si ricorda l’ottantesimo anniversario dall’introduzione delle leggi raziali in Italia. Era infatti il 5 settembre 1938, proprio come ricorda il retro del volantino, quando venne firmato il primo decreto del regime fascista riguardante la questione ebraica.  E’ evidente che si tratti di una delle pagine più scure e crude della storia italiana ed è evidente che il fine della mostra collaterale sia quello di non celebrare il fascismo o il nazismo, ma al contrario, di condannarlo una volta di più, in un atto di coscienza profondo che si attua in un percorso (immaginiamo) illustrato e ben spiegato dal principio alla fine, con note, dovizia di particolari, dati, e testimonianze interessanti ed educative: insomma tutto il contrario di quanto appare dalla copertina scelta per promuovere l’evento che in realtà non comunica nulla.

Chi si occupa della comunicazione ha scelto di ricorrere alle impressionanti immagini di copertina del numero 25 (anno V) de  “La difesa della razza”, rivista di regime fascista diretta da Telesio Interlandi edita per la prima volta il 5 agosto del 1938 sulla spinta propulsiva delle stesse leggi razziali promulgate da Benito Mussolini.  Altro aspetto interessante è sapere che nella segreteria della rivista ha operato anche Giorgio Almirante, ma tutto questo non lo percepiamo di certo dalla copertina.

“La difesa della Razza” proponeva quelle che oggi etichetteremmo come fake news, ossia idee senza alcun fondamento e resoconti falsati per dimostrare la superiorità della razza ariana e di conseguenza il primato del “ceppo” italico.  Si tratta di articoli pseudoscientifici e a carattere antropologico e sociologico completamente distorti.

 

DISTORSIONI E IMMAGINI FORTI

Così come è distorto il modo con cui, a 80 anni di distanza, si fa ricorso alla copertina della rivista per promuovere un evento (peraltro collaterale) decontestualizzandone completamente il significato e “sbattendo” in prima pagina un’immagine forte, che colpisce allo stomaco come un pugno, senza spiegare, senza educare. Il semplice gioco di parole  “Che razza di stampa” non solo risulta fuorviante ma appare più come uno strumento di incitazione all’indignazione per qualcosa, ma non si sa per cosa. Forse oggi, che la comunicazione sul web corre veloce, che la facile interpretazione delle cose, delle dichiarazioni, delle immagini stesse risulta un problema (tanto che gli psicologi parlano dei social come strumenti che istigano all’odio), sarebbe il caso di curarsi di più delle cose che si dicono e come si fanno, specie se queste coinvolgono realtà istituzionali

E qui andiamo a chiosare: l’evento ha ottenuto il patrocino (probabilmente più che meritato) di Regione Emilia Romagna, Provincia di Forlì Cesena, Comune di Cesena: quelle stesse realtà che si battono fermamente per creare consapevolezza ed educazione riguardo agli errori e le tragedie commesse ed accadute nel passato, quelle stesse realtà pronte a mettere persino al bando tazze e accendini riportanti simboli fascisti con il chiaro obiettivo di educare e sensibilizzare ai valori e diritti inalienabili dell’uomo. Forse la grafica della copertina, dove peraltro campeggiano anche i loro loghi, deve essergli sfuggita.

Che dire, quanto a comunicazione non sembra che ci si trovi di fronte a qualcosa di educativo, più che altro a qualcosa di provocatorio. D’altra parte è più facile fare breccia infischiandosene a volte dell’etichetta o del buon gusto; come Oscar Wilde diceva nel ritratto “Dorian Gray”, “nel bene o nel male, purchè se ne parli”.

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