11 settembre 2017 - Cesena, Agenda, Società

Etnografia delle società complesse,

Un censimento per immagini racconta le difficoltà d’inserimento e integrazione degli immigrati a Savignano e dintorni

Savignano sul Rubicone (FC)– La fotografia come strumento di una relazione che vince gli stereotipi. È la sfida del progetto di Aniello Barone sulla campagna fotografica Etnografia delle società complesse, il caso Unione Rubicone e Mare, promossa dall’Associazione “Cultura e Immagine” con il coordinamento di Tomas Maggioli e il patrocinio dei Comuni di Savignano sul Rubicone, Cesenatico e Rimini, dell’Unione Rubicone e mare, della Regione Emilia Romagna e dell’Università degli studi di Urbino.

 

 

Gli esiti del progetto, un censimento per immagini che racconta le difficoltà d’inserimento e integrazione nel tessuto sociale degli immigrati presenti nelle aree attorno a Savignano sul Rubicone, sono stati presentati ieri nel corso di un convegno svoltosi allo spazio Talk di SIFEST26 moderato da Brahim Maarad, giornalista dell’Espresso, cittadino italiano di origini marocchine.

 

“Abbiamo un grande problema di comunicazione intorno al tema dell’immigrazione” ha esordito il giornalista, residente in Italia dall’età di 10 anni, oggi 29enne. “Partiamo da quello che io definisco l’’indice di ignoranza del dato’. La popolazione italiana ha una percezione della percentuale di presenza di immigrati sul territorio italiano che si aggira intorno al 30%. Il dato reale si attesta tra l’8 e il 9%. Siamo convinti che la popolazione di religione islamica in Italia sia di almeno il 20% dei residenti,  il dato reale si aggira tra il 2 e il 3 per cento. Vincono gli stereotipi, in un verso e nell’altro.  Io posso testimoniare di non aver mai subito atti di discriminazione. Sono fortunato? No, vivo in Romagna, una terra che ha fatto dell’ospitalità la propria linfa”  ha poi continuato il giornalista attribuendo alla fotografia un ruolo potente nell’informazione. “La pubblicazione dell’immagine del piccolo Aylan Kurdi morto sulla spiaggia di Bodrum ha cambiato le politiche dei Paesi sull’immigrazione”.

 

I numeri ci dicono che l’Emilia Romagna è una terra in cui da oltre trent’anni i cittadini stranieri hanno trovato un luogo dove si educa alla diversità, ha detto l’assessore regionale alle Pari Opportunità della Regione Emilia Romagna Emma Petitti. Se a livello nazionale la percentuale di residenti immigrati è dell’8%, il dato regionale sale al 12%. In linea quello dell’Unione dei Comuni del Rubicone, territorio oggetto della campagna fotografica, che nel 2017 conta 10.148 residenti extracomunitari, di cui 2.278 bambini, su un totale di 91.867 residenti. Dal 2010, ha spiegato Valeria Gentili dell’associazione di mediatori culturali Between che opera sul territorio di riferimento, l’immigrazione è rosa. Il numero delle immigrate supera da circa 7 anni quello dei maschi, una risorsa preziosissima, ha sottolineato Giustina Orientale Caputo, professore associato di Sociologia del lavoro presso il Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università degli Studi di Napoli Federico II. “Se le donne occidentali possono lavorare – ha ricordato l’esperta – è perché  ci sono donne immigrate che si prendono cura dei loro figli e dei loro anziani. La popolazione italiana è la seconda più vecchia al mondo dopo quella giapponese. E’ un dato positivo perché segnala una buona qualità della vita ma anche negativo perché è il segnale che gli italiani non fanno figli. In un futuro prossimo non avremo abbastanza giovani in forza lavoro per sostenere gli anziani”.

 

La campagna fotografica svolta da dieci fotografi sotto la supervisione di Aniello Barone (visitabile nelle giornate del 16, 17, 23 e 24 settembre al Consorzio di Bonifica, in via Garibaldi 45) si è svolta secondo la metodologia di ricerca dell’osservatore partecipante. Da questo punto di vista il progetto promosso da SIFES26  è all’avanguardia, un lavoro pilota di cui non ci sono al momento in Italia altri esempi, se non a titolo teorico. Per combattere lo scatta e fuggi che sfocia quasi sempre nell’utilizzo stereotipato delle immagini legate al tema dell’immigrazione, il progetto di Aniello Barone vuole entrare in contatto approfondito con la realtà, conduce i fotografi a trascorrere tempo con coloro che saranno poi protagonisti degli scatti, instaurando prima una relazione per andare in profondità. Da questo metodo scaturisce il titolo della campagna che riconosce nelle società odierne delle realtà complesse.

 

Lo stesso metodo dell’osservatore partecipante ha guidato Mauro Bucci, autore del documentario pluripremiato Hotel Splendid sulle vicende dei profughi ospitati a Cesenatico. Il film è nato dopo un anno di convivenza dell’autore con gli immigrati residenti nella struttura turistica della riviera romagnola, cercando di vincere le loro resistenze e diventando, prima che un regista, un compagno di avventura.

 

Hotel Splendid sarà proiettato sabato 16 settembre al Cinema Teatro Moderno di Savignano sul Rubicone, nell’ambito del secondo week end di eventi di SIFEST26. Ingresso libero. Inizio ore 21.

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