21 febbraio 2017 - Cesena, Agenda, Arte

Al Castello Malatestiano di Longiano la mostra di Antonietta Raphael

Disegni, sculture, opere grafiche e dipinti in mostra fino al 25 aprile

Sabato 25 febbraio 2017, alle ore 18.00, nel Castello Malatestiano di Longiano, nelle sale della Fondazione Balestra, si inaugura la mostra antologica dedicata a Antonietta Raphaël (Kaũnas, Lituania, 1895 – Roma 1975), in occasione dell’uscita del Catalogo Generale della Scultura pubblicato da Allemandi per le cure di Giuseppe Appella.

 

 

Cento disegni datati 1925-1974, quindici sculture datate 1933 -1971, il corpus completo delle opere grafiche datate 1948 – 1974 e quattro dipinti, metteranno in luce quanta cultura europea è stata travasata, a partire dal 1925, nell’ambiente romano dove Raphaël era appena arrivata da Parigi dopo aver lasciato Londra nella quale era vissuta fin dal 1905.

 

Pittrice e scultrice dal temperamento inquieto, Antonietta Raphaël è stata definita “la signora bizzarra venuta dal ghetto baltico”, in quanto attraverso un vibrante e corposo realismo, ha dato vita a suggestioni contraddittorie, dal sensualismo plastico di Rodin al primitivismo di Jacob Epstein. Dopo essersi diplomata in pianoforte nel 1915, presso la Royal Academy di Londra, Raphaël è a Roma dove sposa nel 1935 Mario Mafai. In un’intervista, la pittrice scherzosamente confessa: “Venni in Italia con progetti di ogni genere… anche quello di divertirmi… invece sposai Mafai”. Con Scipione e Mario Mafai, l’artista lituana fonda la Scuola di Via Cavour, fulcro della futura Scuola romana, di opposizione al novecentismo ufficiale, e quindi lontana dal ritorno all’ordine, dal recupero della tradizione primitiva e rinascimentale, secondo premesse già espresse dalla pittura metafisica e dal realismo sintetico di Severini.

 

Le prime opere pittoriche della Raphaël mostrano di risentire dell’influenza di Soutine, Chagall e i Fauves: la città e la sua veste architettonica sono tra i soggetti privilegiati dalla pittrice (cfr. Colosseo, Passeggiata archeologica, l’arco di Settimio Severo) secondo quello che Alfredo Mezio ha definito un romanismo contaminato da un folklore orientale, che trova conferma in un successivo giudizio di Alberto Moravia: “Curiosamente Roma, città museo sede di cento accademie dedicate al defunto classicismo umanistico, è diventata nei dipinti della Raphaël zingaresca, orientale, evanescente” (1971). Il “sapore prettamente russo”, tendente all’arabesco “di gusto arcaico e popolaresco”, oltre che il respiro internazionale e la portata innovatrice, quali doti oggettivamente apprezzati dalla critica, non coincideranno con le poche occasioni espositive della Raphaël, forse per un eccesso di esotismo. A partire dal 1930 l’artista si dedica intensamente alla scultura, lavorando, in grande concentrazione e solitudine, nello studio dell’amico scultore Ettore Colla. Miriam che dorme e Simona col pettine risalgono a quegli anni e in esse si può verificare l’estraneità della Raphaël dalla scultura italiana del tempo. In questa fase i suoi riferimenti sono piuttosto Maillol e la plastica francese, da Bourdelle e Despiau.

 

Il volume e la mostra evidenziano la cultura sfaccettata e l'identità ibrida su cui s’innesta l’opera della Raphaël, sensibile ai temi biblici, mitologici, al femminile, segnata in particolare dal motivo della creazione e della maternità, così come ne testimoniano l'evoluzione del personalissimo percorso espressivo, la vitalità di una creazione originale la cui potenza affiora nitida nel rapporto disegno-scultura, tanto da farne una protagonista indiscussa dell’arte europea del Novecento.

 

La mostra rimarrà aperta fino al 25 aprile 2017

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