11 dicembre 2014 - Cesena, Economia & Lavoro, Società

Lavoro, a Cesena scende la cassa in tegrazione ma è boom per il precariato

L'85% dei rapporti di lavoro attivati da gennaio ad ottobre 2014 riguarda contratti a termine

CESENA -  A Cesena si è dimezzata in questi anni l'occupazione nell'edilizia, mentre la disoccupazione è passata dal 3,7% del 2007 al 6% di fine 2013. C’è da dire tuttavia che la percentuale degli inoccupati è fra le più basse in regione e il risultato è ancora più positivo se confrontato con la media nazionale. Ciò che preoccupa di più la Cisl è che d questi disoccupati, ben il 56,4% sono donne.

 

“Sicuramente possiamo considerare il dato come rassicurante – sottolinea  Manuel Valeriani della FeLSA Cisl Romagna – e in netta controtendenza con le altre realtà romagnole. È  importante, però, chiederci e ragionare su questi numeri, soprattutto andare a fondo per verificare di quale tipo di occupazione si tratti: l'85% dei rapporti di lavoro attivati riguarda contratti a termine, comprese collaborazioni e lavoro in somministrazione, in ogni caso caratterizzati da un forte elemento di stagionalità”.

 

Sfogliando i dati di un 2014 che sta andando lentamente in archivio, emerge come nel territorio cesenate si sia ricorsi agli ammortizzatori sociali in modo consistente: si contano infatti oltre 10 milioni di ore di cassa integrazione. Anche qui, però, è doverosa una precisazione. I dati si riferiscono ai primi otto mesi del 2014 e in più la situazione sembra aver preso la piega giusta. Si è assistiti ad un calo del 28% al ricorso della cassa integrazione ma non in tutti i casi possiamo dire si sia trattato di un lieto fine. In questi cali sono da annoverare, infatti anche tutte quelle aziende che non avendo più la possibilità di accedere agli ammortizzatori ha dovuto procedere ai licenziamenti.

 

Chi in questo momento lavora, comunque, non se la passa meglio e la Cisl punta il dito proprio sulle condizioni lavorative tra voucher e false partite iva:   “Le persone sono disposte a scendere a compromessi talvolta inaccettabili, sottoscrivendo contratti non soltanto impropri e inadatti, ma molto spesso al limite dello sfruttamento. Per questo motivo si registra un altissima percentuale di lavoratori che, pur avendo un impiego, vorrebbe maggiore stabilità, un contratto a tempo indeterminato o, perlomeno, una prospettiva più rassicurante, fosse anche un impiego a tempo pieno a fronte di un part time”.

 

Ad essere vincolati da collaborazioni pagate con voucher sono sempre più spesso i giovani tra i 20 e i 29 anni, “persone che frequentemente si rivolgono ai nostri uffici, al termine della prestazione lavorativa, perché non hanno ricevuto il compenso dovuto o, addirittura, non sono proprio state pagate”, commenta Valeriani che conclude: “Consideriamo però inaccettabili situazioni come i contratti di somministrazione di lavoro per prestazioni di uno, due giorni, reiterati più volte anche all'interno dello stesso mese. Queste oltre ad alimentare la precarietà, utilizzando l'unico vero strumento di flessibilità positiva, più tutelata per il lavoratore e più costosa per l'azienda, fomentano tutte quelle situazioni di scoramento, mancanza di fiducia e impossibilità di programmare un futuro, soprattutto per i più giovani”.

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