26 novembre 2013 - Cesena, Politica

Sacro Cuore, Fabbri indica le responsabilità politiche

CESENA - A fronte delle sette condanne chieste dalla Procura per il caso Sacro Cuore, Davide Fabbri, ex consigliere dei verdi ed oggi promotore del Movimento “Cesena Bene Comune”  parte all’attacco chiedendo un’assunzione di responsabilità.

 

La questione emersa nell’ormai lontano settembre del 2010 sta giungendo ora al suo epilogo, tanto che si attende la sentenza programmata per il prossimo 23 dicembre. “L'ex sindaco Giordano Conti del PD e la sua Giunta (compreso l'assessore Miserocchi del PD, attualmente assessore della Giunta Lucchi) sono responsabili politicamente di una gestione affaristica per quanto riguarda la speculazione immobiliare al Sacro Cuore”, spiega Fabbri che è pi interessato alla verità politica che a quella giudiziaria.

 

“Al contrario – prosegue - mi importa raccontare e denunciare politicamente – in una città priva di memoria storica - le responsabilità politiche di un degrado amministrativo legato ad una “città dei favori” che non mi piace per niente, e che voglio aiutare a cambiare radicalmente”.

Per l’ex consigliere, il processo è partito con un enorme ritardo rispetto agli accertamenti da parte della Polizia Municipale dei “plateali lavori abusivi non autorizzati all’interno del lotto di proprietà dei “poteri forti” legati alla Chiesa cattolica”, precisa Fabbri che non si tira indietro e fa nomi e cognomi: “Compagnia e Fondazione Sacro Cuore srl, Fondazione Cassa di Risparmio di Cesena del banchiere Davide Trevisani (che aveva acquistato parte del lotto dalle Suore della Sacra Famiglia), Fondazione Avsi del potente dr. Arturo Alberti di Comunione e Liberazione”.

Da qui il promotore del nuovo Movimento prende le mosse per ricostruire i fatti:

 

La proposta presentata dalla proprietà di avviare la ristrutturazione, l’ampliamento e una nuova destinazione d’uso degli immobili con tanto di concessione in deroga dell’intero complesso, venne approvata definitivamente dal Consiglio Comunale con delibera n. 85 del 12 giugno 2008. In quella occasione  votarono contro 5 consiglieri comunali: Davide Fabbri, appunto, a quei tempi consigliere comunale dei Verdi, il consigliere Nazario Sintini (ex PRI, poi entrato nel PD); i consiglieri comunali del PRI Luigi Di Placido, Denis Ugolini e Luca Ferrini.

 

Con quella delibera del 2008, fu consentita una crescita edilizia “abnorme, passando dai 1.296 mq consentiti, ai 5889 mq di costruito. Tutti gli altri consiglieri comunali di allora, attraverso un “inciucio da larghe intese” (dal P.D. al P.D.L., compresa Rifondazione Comunista dell'attuale consigliere regionale e “kompagna” Monica Donini), furono d’accordo nel sostenere questa mega speculazione immobiliare, un vero e proprio “favore”, un “regalo” affaristico e urbanistico senza precedenti in città, a tutti i soggetti legati ai poteri forti della Chiesa cattolica. Questo è lo scandalo politico che non deve essere rimosso”, incalza ancora Fabbri.

 

La politica definita dall’ex consigliere di “pseudo-sinistra” di allora avrebbe consentito un aumento altamente impattante del carico urbanistico, in un’area densamente abitata e dalla viabilità già gravemente congestionata: “il lotto è infatti compreso fra via Padre Vicinio da Sarsina, via Don Minzoni e via Verdi”, rimarca Fabbri che conclude: “Accanto agli aspetti più propriamente legati alla speculazione edilizia, alla cementificazione ed ai problemi di viabilità relativi ad un’area già in sofferenza, nessuno fra i governanti di allora volle ascoltare e tenere conto dei dubbi espressi con forza dal sottoscritto sull’opportunità di continuare a mantenere e per di più ampliare strutture scolastiche private e confessionali in un contesto contrassegnato da elevati tassi di inquinamento da traffico urbano”.

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