9 novembre 2013 - Cesena, Cronaca, Società

Disagio abitativo, in 8 anni riqualificati e messi in sicurezza l’81% degli alloggi insalubri

Il report realizzato per affrontare il problema dell’insalubrità di alcuni appartamenti

CESENA -  Con 1547 certificazione rilasciate dal 2005 al 2012 e 516 alloggi “malsani” indirizzati verso l’iter di risanamento, il Protocollo d’Intesa per il miglioramento delle condizioni di disagio abitativo - nato da un accordo tra Dipartimento di Sanità Pubblica dell’Ausl di Cesena, Comune di Cesena e Fondazione per lo sviluppo e la promozione dei contratti di locazione abitativi (Fondazione per l’Affitto) e successivamente sviluppato nei 15 Comuni del Cesenate - sta portando buoni risultati in termini di contrasto all’insalubrità delle abitazioni presenti nel territorio.

 

A distanza di otto anni dall’avvio del progetto, infatti, 416 alloggi (l’81 % dei casi presi in esame) hanno concluso l’iter di risanamento, per le restanti 100 abitazioni sono in corso le procedure di avvio o conclusione degli interventi, mentre 21 sono le abitazioni che, a causa di condizioni rilevate come particolarmente critiche, sono state tolte dal mercato degli affitti.

 

Vivere in un alloggio sano e sicuro è determinante quando si parla di salute: una casa insalubre, infatti, può configurarsi come un fattore di rischio per l’insorgenza di alcune patologie come ad esempio infezioni respiratorie, riniti allergiche e asma, a cui sono soggette in particolar modo alcune fasce più deboli della popolazione. In un contesto generale di aggravamento della povertà, anche nella popolazione autoctona, studi epidemiologici hanno infatti rilevato, nel territorio locale, una relazione fra dati di malattia, specie nei minori, e condizioni di insalubrità dell’abitazione.

 

 

“L’obiettivo principale del progetto – spiega il dott. Luigi Salizzato, direttore del Dipartimento di Sanità Pubblica dell’Ausl di Cesena - è quello di promuovere il risanamento delle abitazioni insalubri e non sicure attraverso il coinvolgimento attivo dei proprietari, al fine di giungere al recupero degli immobili in maniera condivisa e prevenire così le problematiche legate ad un alloggio non idoneo dal punto di vista igienico e sanitario.

 

Questi esiti positivi – sottolinea Salizzato - sono dovuti a diverse componenti che hanno caratterizzato il progetto nel corso degli anni, come ad esempio la disponibilità di un sistema informativo capace di raccogliere dati e garantire un dialogo più rapido ed efficace tra gli enti coinvolti, e la scelta di investire costantemente nella formazione degli operatori e nella capacità di confrontarsi e mettersi in rete con i servizi presenti nel territorio”.

 

Entrando nel dettaglio dei dati raccolti dal 2005 al 2012 dai Tecnici della Prevenzione dell’Unità Operativa di Igiene e Sanità Pubblica dell’Ausl di Cesena, coordinati dalla dott.ssa Francesca Righi, emerge che su1547 abitazioni ispezionate, sono stati 516 i casi rilevati come alloggi malsani (330 nel Distretto Cesena-Savio e 186 nel Distretto Rubicone, con un incremento pari all’8% nell’ultimo anno).

 

Queste abitazioni, in seguito all’ispezione, sono state avviate all’iter di risanamento come previsto dal protocollo.

Nel 59% dei casi le abitazioni ispezionate hanno presentato inconvenienti multipli (problematiche strutturali, impiantistiche, carenze igieniche, sovraffollamento ecc…).

I problemi riscontrati più di frequente sono umidità, infiltrazioni meteoriche e muffe, che riguardano il 61% dei casi ispezionati (331 alloggi).

 

Altri inconvenienti riguardano impianti elettrici non a norma (es. prese in zona interdetta, fili elettrici scoperti, non funzionamento dell’interruttore differenziale) o impianti a gas non conformi (con tubo di adduzione scaduto, senza dispositivi di aerazione o aperture di ventilazione nei locali).

 

Diversi casi di non sicurezza e insalubrità, inoltre, riguardano l’utilizzo da parte di alcuni nuclei famigliari - in particolare gruppi di popolazione più svantaggiati - di sistemi di riscaldamento e combustibili economici e impropri, a volte altamente pericolosi per il rischio di intossicazione da monossido di carbonio.

 

Nel periodo dal 2000 al 2012 il centro iperbarico di Ravenna, punto di riferimento per queste gravi condizioni, ha trattato 74 persone residenti nel territorio dell’Ausl di Cesena per intossicazione da monossido, nel 54% dei casi si trattava di cittadini immigrati.

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