26 aprile 2013 - Cesena, Cronaca, Sanità, Società

Soccorso a piccoli animali in difficoltà

Ecco cosa fare nel caso in cui ci si imbatte in un uccello ferito i in un animale selvatico in difficoltà

CESENA - Con l’arrivo della primavera aumentano le richieste di aiuto al Servizio Veterinario dell’Azienda Usl di Cesena, chiamato a soccorrere anche i piccoli uccelli selvatici caduti dal nido o in difficoltà trovati dai cittadini nei giardini di casa o nelle aree verdi della prima periferia. Gran parte degli esemplari portati alle attenzioni e alle cure del veterinario sono passeriformi e rapaci, particolarmente numerosi a causa del ciclo di riproduzione in atto. La struttura veterinaria pubblica che in questo periodo vede recapitarsi animali selvatici - spiega il dottor Bruno Giacometti, direttore della Sanità Animale dell’Ausl di Cesena - ha principalmente il compito di fornire indicazioni utili al volenteroso cittadino, amante degli animali, che ha raccolto, talvolta anche impropriamente, ma sicuramente con tante attenzioni, l’animale selvatico e prestare le prime cure in attesa di inviarlo a strutture organizzate per il recupero di selvatici”.

Sebbene possa nascere la tentazione benevola di prestare le cure a un uccellino in difficoltà nella propria abitazione, magari in attesa che questo ritorni in forze e possa volare, è bene ricordare che non si può detenere un animale selvatico prelevato in natura senza specifica deroga concessa dall’Amministrazione provinciale in  quanto la fauna selvatica è “patrimonio indisponibile dello Stato”.

È opportuno sottolineare che spesso l’improprio soccorso di animali creduti erroneamente in difficoltà può rendere più difficile la riabilitazione e la reintroduzione in natura di animali che nella realtà non si trovano in pericolo.

 

“Una parte dei giovani nati di specie selvatiche segue costantemente la madre, come ad esempio le anatre, ma altre la attendono nascosti, nell’erba alta, per rendersi invisibili ai predatori, come ad esempio i caprioli e le lepri” – spiega il dottor Giacometti, che aggiunge: “in quest’ultimo caso la madre alimenta ed accudisce il cucciolo nelle ore crepuscolari, per evitare di attrarre l’attenzione di predatori, riducendo le visite al minimo necessario finché il cucciolo non sarà sufficientemente rapido nella corsa per seguirla. Capita così che una buona parte di cuccioli di lepre, capriolo, merlo, allocco, gufo o rondine che erano stati raccolti dai cittadini preoccupati della loro salute, in realtà stavano semplicemente aspettando i genitori per essere alimentati o cominciavano le prime escursioni fuori dal nido”.

 

Prima di intervenire, il cittadino deve cercare di valutare se si tratti di reale necessità come, ad esempio, un piccolo ferito o l’evidenza di una madre morta con cuccioli. La possibilità di aggressione da parte di gatti o il pericolo di essere investiti da veicoli può essere superato spostando l’animale di qualche metro, in luogo più sicuro, possibilmente utilizzando erba e/o guanti o un panno per evitare di impregnare di “odore umano” il selvatico che rischia di non essere più riconosciuto dalla madre.

 

“Per la contenzione in sicurezza ed il trasporto dell’animale ferito o in grave difficoltà – puntualizza il dottor Giacometti - può essere utile utilizzare uno straccio morbido. Attenzione deve essere posta alle difese  del selvatico che può utilizzare artigli, becco o denti nel tentativo di sottrarsi alla cattura. E’ buona regola trasportare fauna ferita in un scatola di cartone preventivamente dotata di fori per l’areazione e, consegnarla all’ U.O. Sanità Animale in via Moretti 99 in Cesena o agli uffici periferici negli orari di apertura al pubblico. L’animale bisognoso di cure, dopo visita clinica, sarà trasferito a struttura specializzata nel recupero di selvatici”

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