4 marzo 2013 - Cesena, Politica, Sanità, Società

Botta e risposta in consiglio regionale sulla questione della guardia medica

Bartolini (PdL), replica all'assessore Lusenti: "E’ come spostare un servizio da Bologna a Modena"

CESENA - Durante i lavori dell’ultimo Consiglio Regionale di mercoledì scorso, l’Assessore alla sanità Lusenti ha risposto in aula con una unica risposta alle due distinte interrogazioni sulla soppressione del servizio di guardia medica di Sogliano e Alfero.

Nella risposta,  l’Assessore ha dichiarato che le soppressioni sono motivate dalla dura legge dei numeri evidenziando che  il servizio di guardia medica di Cesena è articolato su 7 sedi e che mediamente per ogni turno di 12 ore  eroga 15 prestazioni a Cesena,  7,4 a Cesenatico, 12,7 a Savignano, 2,4 a San Piero mentre “solo” 2,1 a Sogliano e 1,8 ad Alfero.

Luca Bartolini, consigliere del PdL, non ha affatto apprezzato le spiegazioni dell’assessore regionale alle quali ha replicato direttamente in consiglio: “È una risposta molto tecnica e dettagliata che potrebbe forse andar bene in un territorio urbanizzato, di pianura o dove, tra un punto e l’altro del territorio, ci sono tempi brevi di percorrenza o comunque non ci sono ostacoli infrastrutturali di particolare rilievo. Qui parliamo invece di territori montani, collinari, difficili da raggiungere, territori che già oggi non godono di  un servizio ottimale”.

 

Il consigliere del PdL, sottolinea una volta di più come i numeri non possano giustificare lo spostamento della guardia medica da Sogliano a Savignano o da Alfero a San Piero in Bagno. Bartolini ricorda inoltre come lo scorso anno un turista si sia sentito male in una delle strutture ricettive presenti ad Alfero e sia stato salvato solo ed esclusivamente grazie al medico di guardia che in cinque minuti riuscì a soccorrerlo. “Ma lo sapete voi quanto tempo ci vuole per raggiungere Alfero da San Piero o Sogliano da Savignano o Gambettola? E’ come spostare un servizio da Bologna a Modena”. Il timore del consigliere d’opposizione è che con la “scusa” della riorganizzazione dei servizi, si smantelli letteralmente lo stato sociale.

“Già oggi è difficile vivere in montagna – spiega Bartolini - ma se poi noi togliamo anche questi servizi base nel nome della spending review e andiamo a tagliare non là dove si potrebbe tagliare, dove c’è  un numero eccessivo di dirigenti, di persone nei reparti amministrativi e di altre ingenti voci di spesa facilmente individuabili nelle grandi strutture ospedaliere cittadine, questa è la fine.

Sono pochi i cittadini che vivono in montagna e che si avvalgono di questo servizio?  Forse sì, ma credo che questi pochi abbiano il  diritto, al pari degli altri,  di essere cittadini di serie A non solo quando pagano ma anche quando hanno bisogno delle istituzioni e dei suoi servizi pubblici”.

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