2 ottobre 2012 - Cesena, Cronaca, Società

La storia perde i suoi protagonisti ma non si cancella

Rita Ricci ricorda la figura di Shlomo Venezia

CESENA - Scomparso ieri, all’età di 89 anni, Shlomo Venezia ha portato con sé la storia, la cronaca, l’esperienza di una delle pagine più buie del genere umano. Nato a Salonicco fu deportato ad Auschwitz – Birkenau, nell’aprile del 1944, dove fu assegnato al Sonderkommando. Shlomo Venezia dopo la terribile esperienza, divenne uno di più importanti portavoce della tragedia ebraica in Germania. Solo a metà degli anni novanta Venezia divenne scrittore e cominciò a raccontare in pubblico, specie ai giovani, quanto aveva vissuto nel campo di concentramento tedesco.  Tra quegli incontri, importantissimi per la formazione delle nuove generazioni, si annovera anche quello svoltosi a Cesena il 17 febbraio del 2009. All’appuntamento prese parte anche l’attuale presidente del consiglio comunale di Cesena, Rita Ricci, che ricorda molto bene l’evento:

 

“Il 17 febbraio del 2009 il centro San Biagio era gremito di studenti delle scuole di Cesena, arrivati per ascoltare la testimonianza di un sopravvissuto della Shoah: il suo nome era Shlomo Venezia e ha trascorso gli ultimi decenni della sua vita a  incontrare i giovani, a parlare con loro, ad accompagnarli nei campi di sterminio.

Fra le tante terribili vicende che si sono svolte nei campi di sterminio, la sua è stata una delle più sconvolgenti. Internato ad Auschwitz-Birkenau, fu assegnato a un Sonderkommando, unità speciale composta dai prigionieri incaricati alle operazioni di smaltimento e cremazione dei deportati uccisi nelle camere a gas. Queste squadre venivano periodicamente uccise a loro volta per mantenere il segreto sullo sterminio; Shlomo Venezia fu uno dei pochissimi a sopravvivere e a poter raccontare l’abisso di orrore a cui aveva assistito.

Di certo quell’incontro al San Biagio è rimasto scolpito nella memoria di chi vi ha partecipato  e ripensiamo con gratitudine  alla testimonianza che Shlomo ci ha regalato. Oggi che abbiamo avuto notizia della sua morte,  ci sentiamo più poveri e soli.

Un altro testimone dell’Olocausto se ne va e ci lascia un’eredità preziosa e impegnativa: noi abbiamo potuto conoscere questi uomini e queste donne scampati dall’inferno dei lager, sentire dalla loro voce le storie che hanno vissuto e il dolore che hanno patito e, man mano che loro ci lasciano, siamo chiamati ad assumere il compito di salvaguardare i loro ricordi per trasmetterli per chi verrà dopo di noi.

E’ quello che cerchiamo di fare con le iniziative che di anno in anno organizziamo in occasione del Giorno della Memoria ed è quello che continueremo a fare con ancora maggior impegno per il futuro”.

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