"Giornata delle Reazioni", scrive il vicepresidente Aster Coop

Dileo interviene sulla nota vicenda di Pievesestina in risposta alle affermazioni del Comitato
24 marzo 2012 |  Cesena | Cronaca | Economia & Lavoro | Società |

Lettera del vicepresidente di Aster Coop, Carlo Dileo sulla nota vicenda di Pievesestina in risposta alle affermazioni del comitato.

“In merito allavicenda dei 23 Lavoratori esclusi, occorre ricordare che la AsterCoop ha fatto le conciliazioni soprattutto grazie all’intervento delle forze sociali e non perché temesse il giudizio da parte del Tribunale.

A tal proposito, infatti, occorre ricordare che ci sono giàs tate due sentenze (la seconda in appello), che confermano la piena legittimità delle esclusioni.

L’AsterCoop, pertanto, ha sempre agito nel pieno rispetto delle Leggi vigenti, delle norme contrattuali, statutarie e sociali e nella piena considerazione delle dignità dei Lavoratori.

Ribadiamo in maniera netta che, attraverso le conciliazioni, non c’è stata nessuna ammissione di colpevolezza da parte della Cooperativa, né tantomeno nessuna fuga dal giudizio legale.

In maniera altrettanto netta ribadiamo che non c’è stata alcuna trattativa e/o conciliazione stabilita con il Comitato, in quanto non è mai stato neanche accettato da parte nostra un incontro con tale Comitato.

Tutto quello che si è fatto è stato possibile solo nelle sedi preposte a dirimere le controversie tra Lavoratore e Impresa e tutto ciò è avvenuto a seguito dell’accordo sindacale.

I Lavoratori, che hanno accettato conciliazioni inferiori, hanno potuto ricevere la somma pattuita ben sei mesi prima, ricercando nel contempo una nuova occupazione ed un nuovo reddito.

Le ultime conciliazioni, pertanto, sono state fatte sei mesi dopo (sei mesi ulteriori di mancato reddito) e sono state sottoscritte dinnanzi al Tribunale di Forlì e non ci risultano firme o partecipazione di pseudo Comitati.

Per gli altri Lavoratori che non hanno voluto aderire a tale conciliazione, il Tribunale ha avuto modo di esaminare attentamente la vertenza, emettendo una sentenza di conferma e legittimazione delle esclusioni, ma di tutto ciò, seguendo lo stile aziendale, nessuno si è accorto.

Si sono accorti della presenza di AsterCoop, invece, i Lavoratori  Soci che stanno lavorando nel magazzino di Pievesestina, che, in un clima di straordinaria partecipazione, ha visto anche il raggiungimento di un accordo aziendale, concordato con le Organizzazioni Sindacali, che guarda alle prospettive future di tale magazzino, istituendo il Premio di Risultato, in base ad obiettivi di miglioramento, di efficienza, di qualità e non da ultimo di sicurezza dei Lavoratori”.

Commenti

Astercoop risponde al comitato

Già dalla veemenza con cui si sottolinea l'irrilevante ruolo sostenuto dal comitato, nello svolgersi della trattativa con cui è stato riconosciuto l'indennizzo (di 13.000 euro) da parte di Astercoop ai lavoratori, si capisce come la realtà sia esattamente il contrario di quanto scritto. Ma non posso biasimarli, poichè "parte" della trattativa era stata anche l'assicurazione che il comitato non si sarebbe esposto mediaticamente FINO allo svolgersi con successo della trattativa stessa.

Parlo come esponente del comitato.

Ciò che viene affermato dal sig. DiLeo non risponde al vero.

La trattativa con il comitato è stata SERRATA e ai livelli più alti della COOP (malgrado il mancato riconoscimento formale).

Le parti sociali "ufficiali" in realtà chiedevano fin da subito di mettere a tacere l'intera vicenda spingendo all'accettazione di un indennizzo minimo, al limite del risibile, cosa che il comitato ha rifiutato fin da subito.

La paura della vertenza legale era ALTA (tanto è vero che ... hanno triplicato l'indennizzo rispetto alle ipotesi iniziali).

I lavoratori sono stati cacciati SENZA MOTIVO, dal luogo di lavoro, in modalità collettiva, sfruttando LEGALMENTE un cavillo che consentiva loro la non accettazione come socio al termine di un periodo di prova creato dal subentro alla cooperativa precedente. Questo pur in presenza di posizioni di lavoro a tempo indeterminato che persistevano da quasi un DECENNIO.

Non so che altro dire, provo profonda vergogna che si utilizzino mezzi stampa per sostenere falsità simili, anche se al loro posto, arrampicandomi sugli specchi, avrei probabilmente fatto la stessa cosa... poi ognuno si faccia l'opinione che crede.

Il ruolo del comitato rimarrà comunque un fatto indimostrabile, poichè un comitato (pur registrato) non è un soggetto istituzionale, ma non di meno è stato FONDAMENTALE nel far percepire all'opinione pubblica la palese e gravissima violazione subita in spregio ai diritti di quei lavoratori. Un palese soppruso, pur a norma di legge, resta comunque inaccettabile. Vanno cambiate le leggi che consentono impunemente violenze simili.

La vertenza ora è chiusa, ma chi era convinto di fare queste porcate passando inosservato, ora non lo è più, giacchè la società civile ha già ottenuto il suo più GRANDE risultato: Quello di aver fatto crescere la coscienza civica e morale dei suoi cittadini partecipi, attivi nella difesa della giustizia sul lavoro e per la tutela dei beni comuni.

Di questo ne vado personalmente orgoglioso... anche se il comitato si è sciolto e non esiste più.

rispettare e salvaguardare la salute dei lavoratori !!!

mi riferisco alle ultime frasi scritte dal signor Di Leo per quando riguarda il rapporto allinterno del magazzino tra lavoratori e salute. ed alcune indempianze attuali che sono in corso di esami... unaltra battaglia ??

 

Ricevuto il giudizio di idoneità, il lavoratore, non ricevendo alcun feedback da parte del datore di lavoro  deve rivolgersi, tramite il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza, in forma scritta al datore di lavoro, chiedendo di ottemperare al giudizio idoneità.

Non ricevendo risposta adeguata, la strada da percorrere è dettata dalla lettura di due articoli di legge.

Art. 18, comma 1, lettera c del D.Lvo 81/08. Il datore di lavoro ed i dirigenti preposti, devono, nell'affidare i compiti ai lavoratori, tener conto delle capacità e delle condizioni degli stessi in rapporto alla loro salute e sicurezza.

Art. 42 del D.Lvo 81/08. Il datore di lavoro...., in relazione ai giudizi di cui all'art. 41, comma 6, attua le misure indicate dal medico competente e qualora le stesse prevedano un'inidoneità alla mansione specifica, adibisce il lavoratore, ove possibile, a mansioni equivalenti o in difetto, a mansioni inferiori, garantendo il trattamento corrispondente alle mansioni di provenienza.

La sanzione penale in caso di inadempienza è regolata dall'art. 55, comma 5, lettera c: arresto da 2 a 4 mesi o ammenda da 1.200 a 5.200 euro.

Pertanto i lavoratori avrebbero dovuto, dopo magari un tentativo di sollecito tramite l'R.L.S., segnalare all'autorità giudiziaria (Procura della Repubblica o Ufficiale di Polizia Giudiziaria della ASL) il possibile reato e la giustizia avrebbe farà il suo corso.....

 

nella speranza che le problematiche attuali vengano risolti civilmente e con responsabilità, 

 

cordiali saluti Franco

 

 

Marani, a te sembra di aver

Marani, a te sembra di aver fatto un gran lavoro, ma non siete serviti a un c****. Rassegnati.

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