21 novembre 2011 - Cesena, Cronaca, Sanità

Ausl Cesena, nessun depotenziamento della funzione chirurgica

L’attuale assetto dell’attività chirurgica dell’Azienda USL di Cesena deriva dalla riorganizzazione complessiva della Chirurgia Generale, completata a luglio 2011. Sono state definite due distinte aree, secondo il modello dell’intensità di cura: la struttura complessa di Chirurgia Generale e d’Urgenza, ad alta complessità e intensità di cura  e la struttura semplice di Degenza Breve/Day Surgery, a bassa/media complessità di cura e intensità assistenziale.

 

La struttura organizzativa è stata riprogettata con l’obiettivo di migliorare sia la qualità dell’assistenza che l’efficienza organizzativa, definendo aree di diversa intensità di cura e specifici percorsi clinico assistenziali. Pertanto, la Chirurgia Generale e d’Urgenza, area ad elevata intensità, è stata riorientata al trattamento delle patologie neoplastichepiù complesse e del trauma lasciando alla struttura semplice di degenza breve e day surgery il trattamento delle patologie benigne e della senologia.

Quest’ultima attività, a media complessità di cura, è stata potenziata e qualificata  aumentando le sedute operatorie settimanali e definendo un percorso multidisciplinareattraverso la collaborazione dei nostri professionisti con i colleghi dell’IRST. Un recupero di qualità ed efficienza, inoltre, è stato ottenuto attraverso il potenziamento delle sinergie in ambito provinciale.  Da anni la Chirurgia vascolare condivide il percorso clinico con l’Ospedale di Forlì, assicurando una funzione essenziale per il nostro  ospedale.  Per l’attività di Chirurgia Toracica, a seguito del pensionamento del Primario di Cesena, è stata avviata, da ottobre 2011, una collaborazione che assicura la consulenza presso il Bufalini del primario di chirurgia toracica di Forlì dott. Dell’Amore,  per la preparazione dei pazienti di Cesena, che saranno operati presso l’Ospedale Pierantoni e nuovamente seguiti per la fase  post operatoria a Cesena.

Mentre in un’ottica di consolidamento del Trauma center, a Cesena, come previsto dal PAL, saranno attivatenuove competenze come ad esempio la Chirurgia plastica.

 

Il nuovo assetto ha consentito di affrontare anche  le conseguenze del blocco del turn over senza penalizzare l’attività chirurgica. Infatti il numero delle sedute operatorie è stato mantenuto inalterato, mentre si dimostra un recupero della mobilità passiva. Un tale risultato è perseguibile  soprattutto per la qualità e l’impegno dei nostri professionisti, medici e non , che costituiscono il valore aggiunto di questa  organizzazione.

 

Infatti, dall'analisi dei dati della nostra attività, che è in forte incremento anche nel settore della patologia neoplastica, l’unico export che si registra, in particolare per la chirurgia minore, è strettamente legato alla lista d’attesa, che è per altro indicatore indiretto di un alto  grado di fiducia dell’utenza nei confronti delle nostre strutture.  Tra l’altro la nostra attività chirurgica riconosce un import di pazienti anche da fuori regione, che compensa, sul piano della produttività, l’export dovuto alla lista d’attesa.

 

Questa analisi è confermata dal miglioramento dell’indice di dipendenza, passato dal 74% del 2009 al 75% del 2010, che è l’indicatore più fedele di misurazione del soddisfacimento della domanda della popolazione residente. L’indice di dipendenza è il rapporto tra i pazienti residenti trattati dalle strutture di Cesena e il totale complessivo dei pazienti residenti trattati sia in ambito pubblico che privato a livello regionale.

 

La scelta del modello organizzativo della chirurgia per aree di diversa intensità assistenziale e per percorsi,  è in grado di assicurare qualità ed efficienza, e ha consentito di superare la condizione di molteplicità delle strutture organizzative, oggetto in passato di numerose osservazioni sulle scelte di programmazione sanitaria compiute a Cesena. Di contro, il modello della iperspecializzazione per un ambito territoriale limitato come il nostro è inadeguato per almeno due motivi:

  • in contesti territoriali a basso bacino di utenza, come quelli di cui si discute, non assicura la casistica necessaria a  mantenere elevata competenza clinica e quindi la sicurezza per il paziente che si sottopone ad interventi chirurgici eseguiti da professionisti che hanno esperienza limitata;
  • non riesce a supportare i costi fissi di struttura. La compatibilità economico finanziaria è elemento imprescindibile, specie in momenti contingenti come quello attuale, in cui il miglioramento dell’efficienza operativa e il controllo della crescita dei costi è divenuto urgente e ineludibile.

 

La centralità del paziente è certamente un valore da perseguire, ma è altrettanto importante spiegare ai cittadini che per avere servizi di qualità e più sicuri è meglio, per le attività sanitarie che non sono di base, spostarsi di qualche chilometro per ottenere il servizio migliore. In questa ottica va letto il processo di integrazione con l’ospedale di Forlì, che evita ridondanze e consente di disporre di ospedali più sicuri e di maggiori risorse per i servizi, anche se questi in certi casi sono un po’ più lontani da casa.

 

 

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