19 novembre 2011 - Cesena, Cronaca, Economia & Lavoro

Aster Coop, dove sta la verità?

“Innanzitutto smentiamo che non c’è stata alcuna consegna delle lettere di licenziamento alle 6 di mattina – precisa Livio Nanino presidente di Aster Coop - mi risulta che in un solo caso, sia stata fatta una consegna prima dell’ingresso al lavoro. L’errore in quel caso deve essere stato di non essere riusciti a intercettare il socio il giorno prima. In questo caso si poteva fare decisamente meglio, ma nella maggior parte dei casi (le lettere di licenziamento ndr.) sono state consegnate al termine del turno negli uffici di Aster Coop”.

Questa è la prima delle dichiarazioni che il presidente di Aster Coop ha rilasciato alla stampa nell’incontro che si è tenuto ieri presso gli uffici amministrativi di Pievesestina.

Il perché dei licenziamenti è ancora poco chiaro, ma per comprendere a fondo i dettagli della vicenda si dovrà attendere almeno il 30 novembre prossimo, quando le autorità giudiziarie si esprimeranno sul caso scatenato dal comitato autogestito.

Intanto Aster Coop fornisce la sua “spiegazione ufficiale”: “I Soci si impegnano ad un periodo di formazione. Nei primi 3 vengono fatte valutazioni sulle attitudini del socio a essere parte della nostra cooperativa. Abbiamo riscontrato che ci sono stati comportamenti che non si possono chiamare civili, probabilmente dovuti ad una scarsa, ed è questa un’opinione personale – tende a precisare Livio Nino -  attenzione e gestione delle relazioni che risalgono già alle fasi precedenti alla nostra gestione. Forse non ci sono state possibilità di mantenere rapporti sereni”.

Le minacce subite e l’aggressione a carico di un capo magazziniere, e l’atteggiamento intimidatorio chi si sarebbe consumato ai danni di una dipendente (tra l’altro interinale ndr.) balzati agli “onori della cronaca” nei giorni scorsi, sarebbero soltanto la punta dell’iceberg di un “clima pesante” che caratterizzava il lavoro all’interno dello stabilimento logistico di Pievesestina, secondo quanto riportato dalla dirigenza di Aster Coop, che ha confermato: “La lavoratrice interinale minacciata è stata una delle migliori motivazioni per cui intervenire. La ragazza fa parte di una di quelle persone che ha ricevuto un giudizio positivo (da parte di Aster Coop nel periodo di valutazione a cui è stata sottoposta come tutti gli altri dipendenti) e questa per lei è stata una colpa. Un giorno esce dal lavoro e si trova la macchina imbrattata. Non era la macchina del presidente né di un dirigente, era la macchina di una lavoratrice interinale che aveva come peccato grave quello di fare bene il suo lavoro”.

Il Presidente di Aster Coop ha smentito inoltre le voci che vedevano in un fattore di produttività le cause dei licenziamenti: “Aster Coop non si è preoccupata di produttività, in quanto si tratta di un  processo che si raggiunge con il tempo. Soprattutto non si stabilizza e non si ottiene con le minacce. La valutazione messa in atto, e non solo nello stabilimento di Cesena ma in tutti gli stabilimenti in cui siamo presenti, si concentra su altri aspetti, quelli qualitativi e di competenza. È con gli investimenti che verranno messi in atto che si vedrà la produttività. Un parco macchine non adeguato per questa attività, con macchine obsolete,portano disagi per gli operatori.

Ci sono stati lavoratori che arrivavano con 2/3 ore di anticipo per accaparrarsi i mezzi migliori. Rispetto alla qualità, in questo magazzino abbiamo già ottenuto eccellenti risultati in tempi rapidi, riducendo gli errori di 10 volte, (0.13%) nella preparazione logistica”.

Incalzato dalla stampa il presidente Nanino sottolinea ancora una volta il “clima di pesante e intimidatorio” che si respirava in cooperativa. “Abbiamo assistito a comportamenti incivili nei confronti dei colleghi e nei confronti delle funzioni di controllo. Si erano create delle condizioni dove i primi a subire tutto questo erano i loro colleghi. Oggi in questo magazzino le persone lavorano in maniera serena. Il nostro mestiere porta per ruolo a fare scelte che per il bene della maggioranza dei lavoratori devono essere messe in atto”.

Perché non incontrare il comitato e non rispondere ai dubbi manifestati? Anche in questo caso la risposta è secca e immediata: “I nostri interlocutori sono i sindacati. Credo che il comitato abbia commesso degli errori perché ha coperto ruoli su cui non ha competenze né conoscenze. Questi lavoratori hanno ricevuto una lettera in relazione al rispetto di legge e statuto interno. Frequenti sono stati i solleciti e quindi questi soci erano informati di come stava procedendo il loro percorso. In quello che è l’atto depositato in tribunale in risposta alla citazione avuta, ci sono i profili di tutti i 23 soggetti. A queste persone sono stati inviati segnali importanti prima dai formatori poi dal personale interno poi dai sindacati. Non è vero inoltre che chi è ‘uscito’ godeva di stipendi più alti rispetto a chi lavora oggi in cooperativa”.

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