5 novembre 2011 - Cesena, Cronaca, Cultura, Economia & Lavoro

Piadina IGP: Coldiretti reclama un disciplinare che tenga conto anche delle materie prime

Impossibile salvaguardare un prodotto simbolo delle tradizioni romagnole senza valorizzare e tutelare allo stesso tempo origine e provenienza delle materie prime impiegate, vero cuore e garanzia di qualità del prodotto medesimo e di quella “romagnolità” che in qualche modo si vorrebbe difendere e tutelare. Coldiretti Forlì-Cesena interviene nel dibattito relativo alla proposta di riconoscimento per la I.G.P. “Piadina Romagnola” presentando le osservazioni inviate, in una missiva (firmata anche dal Consorzio Agrario di Forlì-Cesena e Rimini, dal Consorzio Agrario di Ravenna, da Coldiretti Ravenna, Coldiretti Rimini eda Coldiretti Emilia-Romagna) alla Direzione Generale della qualità dei prodotti agroalimentari del Ministero delle Politiche Agricole. A seguito dell’istruttoria aperta dal Ministero e del parere favorevole della Regione Emilia-Romagna, le associazioni dell’Artigianato hanno redatto una proposta di disciplinare per la produzione della piadina romagnola I.G.P.. Coldiretti è estremamente favorevole alla salvaguardia di un prodotto simbolo delle tradizioni romagnole – quale è la piadina – anche se non può non sottolineare come l'uso consolidato di questa produzione e del termine ‘romagnola', fortemente evocativo del territorio, avrebbe richiesto di tutelare il prodotto in questione con una DOP.

Dopo un attento esame della proposta di disciplinare I.G.P., Coldiretti non può esimersi dal rimarcare come tale proposta presenti un forte scollamento con la parte produttrice di grano e farina (non coinvolta) oltre che dal territorio storicamente vocato. Infatti non è presente nel disciplinare alcun accenno sull'approvvigionamento della principale materia prima obbligatoria: la farina. Un disciplinare che non considera origine e provenienza delle materie prime, non solo non valorizza le eccellenze del territorio, quel frumento di Romagna,  quell'olio extravergine, lo strutto, che fanno della piadina un prodotto a ‘filiera corta e certificata', ma finisce col mancare l'obiettivo principale che si sono posti i proponenti, ossia la tutela della piadina quale simbolo di romagnolità.

Ci sembra opportuno focalizzare l’attenzione sulla forte identità simbolica del prodotto che nell’immaginario dei consumatori (e dei romagnoli) non è solo una ricetta, ma il simbolo di un territorio, ingredienti compresi.

Il Disciplinare proposto, ad esempio, evidenzia in modo accurato l’origine e la storia del prodotto nato come “pane dei poveri e quindi legato alle tradizioni rurali e contadine del passato dove si ammette il forte collegamento tra grano-farina-piadina e territorio di origine in un “binomio indissolubile tra Piadina e Romagna”.

Tale legame si ritrova nel marchio creato per rappresentare la Piadina Romagnola che riporta una spiga di grano stilizzata con la dicitura Romagnola, facendo quindi intendere al consumatore una chiara origine non solo del prodotto finito, ma anche del grano e della farina che invece non è prevista nel Disciplinare.

E’ opportuno evidenziare che Coldiretti e i Consorzi Agrari, pur rappresentando i produttori agricoli del territorio sia dal punto di vista sindacale che economico, non sono stati coinvolti nella redazione del disciplinare in oggetto non potendo, quindi, esercitare il ruolo di rappresentanza a difesa degli interessi dei produttori primari e del territorio di produzione.

Anche se si tratta dell’approvazione di una I.G.P. riteniamo opportuno salvaguardare e “valorizzazione” tutta la filiera ed il territorio superando, nell’interesse dei consumatori, meri interessi di parte. Crediamo quindi sia opportuno tutelare il prodotto introducendo anche la qualità degli ingredienti utilizzati e la definizione dell’origine degli stessi.

Riteniamo quindi che alcune correzioni sul Disciplinare possano essere utili a salvaguardare al meglio la qualità originaria del prodotto locale egli interessi del nostro territorio dove numerose strutture macinano grano locale producendo farina “romagnola”. In questo senso esiste ed è già ampiamente consolidata una filiera di grano romagnolo con una superficie investita a grano tenero pari a 28.155 ettari, una produzione complessiva di 1.369.000 quintali di grano che determinano 1.095.000 quintali di farina “romagnola”.

Coldiretti e Consorzi Agrari si dichiarano disponibili ad un incontro con le associazioni artigianali per approfondire il Disciplinare e le indicazioni di tipo economico/produttivo in esso presenti, coinvolgendo così nello sviluppo della I.G.P. della “piadina romagnola” anche la produzione primaria e le strutture associative di trasformazione e lavorazione dell’intero territorio  romagnolo.

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